Notizie · Sicurezza

Un avatar video ha ingannato quasi una persona su due: cosa cambia per chi tratta affari in videochiamata

· Dalla rassegna di Axiom Labs

L'azienda Tavus ha presentato Griffin, un avatar video che risponde e interagisce in tempo reale. Secondo i suoi stessi dati, il 48% delle persone che ci hanno parlato in una videochiamata dal vivo ha pensato di avere davanti una persona vera. I sistemi precedenti restavano sotto il 3%. Per chiunque gestisca contratti, pagamenti o colloqui di lavoro passando da una videochiamata, è un salto che vale la pena conoscere prima che diventi un problema.

In sintesi

Tavus ha lanciato Griffin, un avatar video che in chiamate dal vivo è stato scambiato per un essere umano dal 48% delle persone, contro meno del 3% dei sistemi precedenti. Per le PMI significa che una videochiamata, da sola, non è più una prova sufficiente di chi c'è davvero dall'altra parte. Prima di autorizzare un pagamento, firmare qualcosa o assumere sulla base di un colloquio video, conviene aggiungere un secondo canale di verifica.

Il fatto

Tavus ha presentato Griffin, un modello che l'azienda chiama "Human Interaction Model": ascolta e guarda mentre parla, capisce quando è il suo turno e può anche interrompere, come farebbe una persona.

Il dato che conta è questo: il 48% delle persone che hanno parlato con Griffin in una videochiamata dal vivo ha pensato di avere davanti un essere umano. I sistemi precedenti restavano sotto il 3%. È un salto di scala, non un piccolo miglioramento: da "quasi mai" a "quasi una volta su due".

Cosa cambia per chi decide

Fino ad oggi una videochiamata dava una certa sicurezza: vedere la faccia e sentire la voce di chi parla era, nella pratica, una forma di verifica. Con numeri come il 48%, questa sicurezza non si può più dare per scontata.

Riguarda in particolare tre situazioni che in una PMI capitano spesso: un colloquio di selezione fatto per intero da remoto, l'autorizzazione di un pagamento o di un bonifico chiesta per telefono o video da chi sembra un fornitore o un superiore, e la firma di un accordo discusso solo in videochiamata senza altri contatti precedenti. In tutti e tre i casi, oggi non basta più "l'ho visto e sentito in video" come prova.

Cosa fare in pratica

Non serve diffidare di ogni videochiamata, ma conviene aggiungere un secondo canale di verifica per le decisioni che contano. Per i pagamenti e i bonifici, nessuna richiesta urgente via video o telefono va eseguita senza una conferma scritta su un canale già noto (email all'indirizzo aziendale conosciuto, non quello indicato nel messaggio).

Per i colloqui di selezione, vale la pena prevedere almeno un passaggio in presenza o una verifica documentale prima dell'assunzione, specialmente per ruoli con accesso a dati o fondi aziendali — lo stesso principio che guida il lavoro su strumenti di recruiting come SABIA.

Per accordi e firme, un secondo contatto indipendente (una telefonata su un numero già verificato, non quello ricevuto nella stessa chiamata) resta la protezione più semplice ed economica. Vale la pena condividere queste regole con chi in azienda gestisce pagamenti e assunzioni: il problema non è tecnico, è una procedura da aggiornare.

Fonti
Tavus ↗
Newsletter

Le notizie sull'AI che contano, spiegate per chi lavora.

Ogni giorno leggiamo cosa succede nel mondo dell'intelligenza artificiale. Nella newsletter ti mandiamo solo quello che serve a un'azienda, spiegato senza gergo.